Mros, lunedì, 18 giugno 2007 22:01 - TAGS:
society
Ancora nel nostro "civilissimo" e sviluppatissimo paese, si continua a morire di lavoro.
A fronte di un corpus legislativo e normativo da far tremare le vene ai polsi, la realtà dei fatti è fatta di lavoro nero, scarso rispetto delle norme di sicurezza, controllo non sempre attento.
Il cantiere edile, nella fattispecie, diviene spesso il luogo di un vero e proprio mercato dei corpi (comunitari e non) sottopagati e sovrautilizzati, il subappalto (nonostante le "prammatiche sanzioni" previste dalla legge) impera sovrano.
I famigerati DPI, (Dispositivi di Protezione Individuale)
fanno in genere bella mostra di sé nelle baracche deposito, snobbati dagli stessi operai che li ritengono più che altro un impaccio ed un impiccio...
IL PIANTO DELLA SCAVATRICE PIER PAOLO PASOLINI 1956 VI PARTE
Nella vampa abbandonata del sole mattutino - che riarde, ormai, radendo i cantieri,
sugli infissi riscaldati - disperate vibrazioni raschiano il silenzio che perdutamente sa di vecchio latte, di piazzette vuote, d'innocenza.
Già almeno dalle sette, quel vibrare cresce col sole.
Povera presenza d'una dozzina d'anziani operai, con gli stracci e le canottiere arsi dal sudore, le cui voci rare, le cui lotte contro gli sparsi blocchi di fango, le colate di terra, sembrano in quel tremito disfarsi.
Ma tra gli scoppi testardi della benna, che cieca sembra, cieca sgretola, cieca afferra, quasi non avesse meta, un urlo improvviso, umano, nasce, e a tratti si ripete, così pazzo di dolore, che, umano, subito non sembra più, e ridiventa morto stridore.
Poi, piano, rinasce, nella luce violenta, tra i palazzi accecati, nuovo, uguale, urlo che solo chi è morente, nell'ultimo istante, può gettare in questo sole che crudele ancora splende già addolcito da un po' d'aria di mare...
A gridare è, straziata da mesi e anni di mattutini sudori - accompagnata dal muto stuolo dei suoi scalpellini,
La vecchia scavatrice: ma, insieme, il fresco sterro sconvolto, o, nel breve confine dell'orizzonte novecentesco, tutto il quartiere...
Piange ciò che muta, anche per farsi migliore.
La luce del futuro non cessa un solo istante di ferirci: è qui, che brucia in ogni nostro atto quotidiano, angoscia anche nella fiducia che ci dà vita, nell'impeto gobettiano verso questi operai, che muti innalzano, nel rione dell'altro fronte umano, il loro rosso straccio di speranza.