
…ed ancora una volta gli enonauti guadagnano la terra ferma...
Grazie ai tanti compagni di traversata, molto presto il timpano del nocchiero tornerà a cadenzare la dolce fatica di navigare un “mare colore del vino”…

C’è un viaggio che inizia da qui e finisce qui, nel mezzo ci sono giorni, partenze e ritorni.
Il viaggio è un aereo che arriva alle 23 e chi ti aspetta al binario, lo sportello di una vecchia auto che spiffera, gli occhi di qualcuno che guardi brillare per gioia e per dolore.
Il viaggio è lo scorrere di un paesaggio dietro l’altro mentre corpo ed anima vanno in direzioni differenti, ed incantarsi nelle proprie profondità tornano a guardare intorno.
Il viaggio è la mano di un bambino che si stringe intorno al dito che le appoggiamo sopra, aggrappato al noi come noi al viaggio, ch’è sinonimo di vita stessa, fine e principio, mezzo e scopo.
E viaggio è il rumore di sottofondo che fa la testa quando gira e un dito portato alla bocca che non sibila eppure parla dentro e fuori, proprio come un’andata e ritorno.
Le degustazioni, ingentilite con sorprese casearie e dorati mieli artigianali vesuviani, potrebbero risvegliare sopiti ricordi olfattivi, tattili e visivi del Taburno, dalle atmosfere bucoliche delle vigne alle notti di luna scure come aglianico.
Per Info & Prenotazioni si prega mettersi in contatto con la Segreteria di Evaluna al numero 081.29.23.72 o all’indirizzo email libreriadelledonne@evaluna.it.
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E poi all'improvviso ti si aprono delle porte che 'no esperabas', nell'ambiguità dell'accezione del termine spagnolo.
L'immagine che ti si profila innanzi è quella di una serie potenzialmente infinita di possibili ingressi, tra i quali sei a punto di sceglierne uno, con l'entusiasmo tipico di chi approda in un luogo nuovo e sconosciuto. Guardando all'indietro vedi quel punto da cui eri partito e, chiudendo gli occhi, i possibili ingressi che avresti potuto solcare, che forse solcherai, che altri ti racconteranno, che t'apparterranno o meno. Intanto aprire le finestre sulla campagna senese, come few years ago con un sogno tra le braccia che ancora è reale, splendido come allora. |
"Io sono una maiko, un'allieva che apprende l'arte della geisha. Sopra ogni altra cosa desidero diventare la perfetta incarnazione dell'Iki. Ho quindici anni. Sono magra, con seni ancora da bambina e occhi grandi e caldi. E' tutto qui. Lo so. E' tutto qui e nulla è ancora compiuto, lo vedo dai miei occhi, occhi che dicono tutto. Il mio nome è Mitsuko ma gli altri mi chiamano Mitsu."
Rimasi, senza indugio alcuno, colpita amorevolmente dalla raffinata dolcezza di Mitsu fin dal primo istante, quando un giorno di febbraio, per la prima volta, incrociai le sue parole. Il mondo delle Geishe mi ha sempre affascinata, ma non sono mai riuscita a trovare qualcuno che, chiaramente e sopratutto senza inutili banalità e luoghi comuni, fosse stato in grado di parlarmi del loro meraviglioso mondo. Trovare Mitsu è stato per me un piacevole incontro. Inaspettato. Il suo modo di porsi così raffinato e dolce, inusuale per una ragazza della sua età, mi ha subito conquistata. La si legge sottovoce, in punta di piedi, quasi se si avesse la paura di interrompere la meravigliosa atmosfera che le sue parole ogni volta riescono a donare a chi la legge. Mitsu è una Maiko, una splendida fanciulla di diciasette anni che sta apprendendo l'arte della Geisha. Fu accettata in una Okiya di Kyoto, così sono chiamate le boarding house che addestrano e ospitano le giovani maiko, il venticinque novembre del duemilacinque. Da quel giorno la dolce Mitsu ha cominciato il suo cammino verso l'apprendimento dell'arte per diventare una Geisha.
Si è aperta con MY BLUEBERRY NIGHTS del regista cinese Wong Kar Wai, la sessantesima edizione del FESTIVAL DEL CINEMA DI CANNES.